Circa la conclusa
campagna elettorale per le elezioni europee ho sentito da opinionisti
politici vari commenti tipo “questa campagna per le europee è
stata una campagna di comunicazione,
non ci sono stati contenuti”, oppure “Renzi e Grillo si sono
scontrati sulla comunicazione,
e non sui temi”, o altri su questa falsariga.
Molti amici, ed alcuni di questi opinionisti, sembrano provare
insofferenza verso la moderna comunicazione politica, vista un po'
come una chimera che ha rubato la scena al dibattito e sacrificato le
tribune politiche per selfie da
Facebook e slogan da talk show.
Il mio sguardo su questo tema ha
lo svantaggio di non essere neutro, ma il vantaggio di essere uno
sguardo “tecnico”. Sono infatti laureato in Comunicazione e
consulenza politica e ho lavorato in alcune campagne elettorali,
grandi e piccole: posso definirmi, anche sa da pochissimo, uno “del
settore”.
"Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati" - Bertold Brecht
giovedì 5 giugno 2014
venerdì 30 maggio 2014
La sacralità di una maglia
Guidati da un fortissimo senso
autarchico riteniamo la più bella partita del secolo Italia-Germania
4-3 del 1970, semifinale del mondiale messicano.
Ogni popolo poi in fin dei conti avrà
la sua partita del secolo, vittorie storiche, rimonte folli, momenti
epici che restano scolpiti nella memoria collettiva di un paese.
Forse però la più bella, rocambolesca
e meritevole di una menzione speciale nell'iperuranio calcistico si
svolse il 16 luglio del 1950, definita la finale del mondiale anche
se all'epoca in realtà si svolgeva un gironcino per cui solo
casualmente fu una partita che avrebbe deciso qualcosa.
Si sa le divinità del calcio, perché
il calcio è un culto politeista e non monoteista, ogni tanto si e ci
concedono il piacere di sparigliare le carte e ne escono fuori storie
magnifiche costellate da uomini prodigiosi.
lunedì 12 maggio 2014
Turner, Monet e il Novecento: la morte della rappresentazione
"All'inizio rimasi sbalordito, ma poi mi avvicinai a quel quadro enigmatico, assolutamente incomprensibile, e fatto esclusivamente di macchie di colore. Finalmente capii: era un quadro che avevo dipinto io, e che era stato appoggiato al cavalletto. Il giorno dopo tentai, alla luce del Sole, di risuscitare la stessa impressione, ma non riuscì [....]. Quel giorno, però, mi fu perfettamente chiaro che l'oggetto non aveva posto, anzi era dannoso ai miei quadri" (Vasilij Kandinskij)
mercoledì 7 maggio 2014
In memoria degli Invincibili
Non so che viso avesse,
neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con
quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto
allora, di colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho
l'immagine sua:
gli eroi son tutti giovani
e belli,
gli eroi son tutti giovani
e belli,
gli eroi son tutti giovani
e belli...
Così cantava Guccini nel
1972.
Giovani e belli saranno per
sempre ricordati quei ragazzi, gli Invincibili, che si spensero sulla
collina di Superga, luogo di pellegrinaggio granata dal quel
maledetto 4 maggio del 1949.
domenica 4 maggio 2014
Gennaro De Tommaso, per tutti noi Genny.
Grazie Genny a' Carogna.
A nome del popolino italiano.
Grazie per aver permesso l'anormale
svolgimento della partita.
Chiedo umilmente scusa se non avevo
subito collegato che la scritta stampata sulla tua t-shirt, Speziale
libero, non indicava un richiamo a un lavoro ormai desueto ma era un
modo per tenere viva l'attenzione su di un tuo simile, Antonino
Speziale.
Continuo a chiederti scusa perché
tutti da ieri sera parlano di te come di un problema ma il problema
siamo noi che ti accettiamo.
mercoledì 30 aprile 2014
Un' etica per il nostro tempo
"Chi disse preferisco aver fortuna che talento percepì l'essenza della vita, la gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita, terrorizza pensare che sia fuori controllo, a volte in una partita la palla colpisce il nastro, e per un attimo può andare oltre, o tornare indietro, con un po' di fortuna, va oltre, e allora si vince, oppure no, e allora si perde" (Woody Allen, "Match Point", 2005)
venerdì 25 aprile 2014
Catenaccio poliziesco
Sabato 12 aprile a Roma si manifestava
per il diritto alla casa, non un diritto da poco.
Un tetto è fondamentale per costruire
felicità, per allevare dei figli.
Il nucleo familiare è l'essenza in
piccolo di uno stato.
Faccio questa premessa perché quando
si parla delle manifestazioni e poi dell'inevitabile scontro che
succede si evita sempre, spesso volontariamente, di chiarire il
perché una tal manifestazione si stava svolgendo, facendo passare
sempre i manifestanti come un'orda di barbari assetata di sangue e i
poliziotti come l'ultimo baluardo a difesa, difesa poi di cosa ancora
ce lo devono spiegare.
Forse difesa da noi stessi.
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